Quattro chiacchiere con Gabriella Colucci, premio "UE per le donne innovatrici 2018"


Oggi voglio presentarvi Gabriella Colucci, ricercatrice, fondatrice e CEO di "Arterra Bioscience" di Napoli e sviluppatrice di brevetti, considerata tra le migliori innovatrici in UE!

Intanto, benvenuta tra noi, Gabriella! Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerti in un incontro “face-to-face" a margine dell’evento “GammaForum2018” svoltosi a Milano il 15 Novembre scorso, e sono rimasta colpita dalla tua personalità, oltre che dalla tua storia professionale. Ti andrebbe di raccontare un po’ di Gabriella Colucci donna, ai nostri lettori?

Io ho una storia molto variegata, perché da piccola ero sportiva, mi piaceva viaggiare molto; poi per un periodo ho messo su un centro ippico con degli amici, con i quali per poter finanziare il cibo per i cavalli, abbiamo aperto un ristorante...Ho fatto un sacco di cose, nella mia vita e nel frattempo mi sono laureata in Scienze Agrarie, mettendoci un sacco di tempo! Un laurea lunga e sofferta, però conseguita con impegno e serietà! Da lì ho iniziato a fare attività di ricerca per caso (pur avendo sempre sognato di fare la ricercatrice ma essendomi appunto laureata molto tardi, pensavo che il mio tempo fosse scaduto)! Invece un giorno, per pura fortuna, mia sorella sentì una inserzione su radio Kiss Kiss, relativamente ad una borsa di studio in AgroBiotecnologie ed essendo disoccupata praticamente, decisi di partecipare. Certo, mi occupavo dei cavalli e cucinavo nel ristorante, ma nulla di brillante per una laureata con 110 in agraria. Vinsi comunque la borsa di studio con la cooperazione internazionale, quindi pagata per lavorare su problemi legati ai paesi in via di sviluppo (in particolare la Nigeria) e che mi riaprì le porte dell'Università di agraria. Da lì sono stata diverse volte in Nigeria, appunto, poi negli Stati Uniti a lavorare su un progetto di interesse nigeriano sempre con la stessa borsa di studio, poi in Australia (per un periodo limitato) e poi di nuovo in America, dove sono stata per un lungo periodo. Dal progetto nigeriano sono poi passata al progetto di applicazione biomedicale che mi ha portato, dopo cinque anni, dall'Università di California San Diego, a un'azienda farmaceutica statunitense, sempre a San Diego (California) dove ho lavorato per quattro anni e dopodiché mi è venuta l'idea di mettere su la mia società in italia!

Quindi possiamo dire che tutta questa "avventura" è partita dall'ascolto di una inserzione in radio, praticamente?

In effetti fu una cosa molto strana, se vogliamo definirla così. Erano gli inizi degli anni novanta e fu un corso molto particolare, poiché si rivelò una truffa, in quanto gli organizzatori non pagarono nessuno, né i borsisti, né il locale che affittarono per il corso, né i docenti, né le università coinvolte nel progetto, nessuno praticamente. Una vera truffa ma il corso era organizzato molto bene, era molto lungimirante, perché mirava a formare imprenditori nel settore delle agrobiologie! Quindi era impostato bene, per darci quel minimo di grinta nell'affrontare le cose come imprenditori, gestito molto bene ed in modo intelligente. Era un bel progetto con finanziamento europeo, che però fu gestito in maniera truffaldina rispetto ai pagamenti delle spese eccetera; ma da una cosa gestita completamente in modo illegale, 15 di noi di quel corso di formazione fummo tutti (chi in un modo, chi in un altro) assorbiti dal sistema della ricerca.

Hai parlato di America! Ad un certo punto decidi di aprire la tua società "Arterra Bioscence". Quindi l'idea parte da quando eri ancora lì, giusto?

L'idea parte dall'America perché volevo tornare in Italia! Io sono profondamente europea, per cui in America (in California in particolare) non ce la facevo più! Non che facessi una vita da emarginata, perché avevo amici, facevo un sacco di cose, però il sistema americano mi è sempre andato stretto, ecco...Nonostante io abbia una mamma inglese che lavorava alla Nato, quindi sono cresciuta in un ambiente dove americani, inglesi, francesi erano di casa, la cultura americana non rispecchia la mia, in sostanza! Io sono molto molto filo-europea!

Ecco, parlando di questa tua esperienza negli Stati Uniti, come ricercatrice donna, hai trovato differenze di genere nel modo di essere "trattata", rispetto ad un ricercatore uomo?

No no, assolutamente! Tutti più o meno trattati allo stesso modo! Dove vedevo un po' più di differenza (parlo dell'inizio degli anni 2000) quando io stavo in BioTech, è che a livello dirigenziale c'erano più uomini. Però posso dire che né in America né in Italia nel discorso gender io sia mai stata discriminata, assolutamente.

Sapere questo ci fa molto piacere e soprattutto ci fa ben sperare, visto che il "genderGap" è ancora abbastanza pronunciato e che siamo ancora un po' lontani dalle totali pari opportunità! Quindi anche il fatto che tu fossi europea non ti ha discriminato in nessun modo, giusto?

No, non ho mai percepito assolutamente nulla di tutto ciò! Ho sempre giocato tutto sulle mie capacità mentali e intellettuali (che non sono diverse da quelle di molti altri), sarà anche per la buona formazione ricevuta dalla mia famiglia, o da tutte le varie esperienze che ho vissuto e che comunque fanno bagaglio, che chiaramente aiutano nella risoluzione dei problemi. In finale, più certezze hai, più hai la possibilità di farti ascoltare senza la necessità di alzare la voce.

Arriviamo in Italia! La scelta di Napoli è puramente affettiva o cosa?

La scelta di Napoli è affettiva e di convenienza, perché in primis sono nata e cresciuta e ho fatto l'Università qui, il che vuol dire che avevo ed ho una serie di contatti aperti, conosco il sistema, la burocrazia, la lingua molto bene, tutte cose che quando sei in un altro paese non sai ed è tutto più difficile appunto, perché uno è nato e cresciuto in maniera differente. Questo è il primo motivo. il secondo è che Napoli, geograficamente e climaticamente è un posto bellissimo, come pochi ne esistono!

E' vero! Posso capire benissimo di cosa parli, perché pur non essendo io napoletana, quando ne parlo con gli amici, chiedo sempre se si possa provare nostalgia per una città che non è la nostra!

Esatto! E' una città molto attraente in ogni sfaccettatura ed in più ha una grande tradizione scientifica. Università di prestigio, centri di ricerca di eccellenza, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, la chirurgia molecolare è nata a Napoli per dirne alcune, quindi ha una storia di scienza molto forte, e questo garantisce personale altamente qualificato! Questo è un altro dei motivi per cui ho scelto la mia città! Poi, Napoli fa parte dell' "obiettivo 1" della Comunità Europea per cui i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo sono sicuramente molto alti e allettanti, cosa che non esiste in nessun'altra città che abbia un bacino scientifico così forte. Quindi, in breve, personale altamente qualificato e finanziamenti consistenti, è difficile trovarli in altre città italiane ed europee. Anche il costo della vita più basso rispetto ad altre città più "care" rende tutto più semplice, e poi è bella...Che altro aggiungere? Napoli è la California d'Europa. E' stato difficile convincere il resto del mondo, ma ce l'abbiamo fatta!


Ecco, questo mi sembra un messaggio importante da far veicolare a tutti quei giovani che pensano che al sud non ci siano possibilità di futuro. Quando si hanno le competenze è giusto lottare per farle valere, fino al punto di vincere anche dei premi importanti. A proposito di questo, nel 2018, a Bruxelles, vinci il Premio “Donna innovatrice UE 2018” (premio donna innovatrice europea 2018, assegnato alle "donne di successo" che hanno "portato sul mercato le loro idee innovative" finanziato con i fondi del programma per la ricerca europeo Horizon 2020). Cosa significa per una ricercatrice come te, vincere un premio così prestigioso?

E com’è cambiata la tua visione imprenditoriale dopo quel premio?

Intanto ora sono la principessina Sissi! Non sto scherzando! Ho fatto queste presentazioni con 15,000 persone davanti vestite da principessine, ed è stato veramente emozionante! Detto ciò, questo premio, in una regione come l'Asia, ha una grandissima importanza; mi ha aiutato molto sulle vendite, perché mi considerano la "principessina dell'innovazione europea" che è quella che ha sviluppato i principi attivi che loro usano tra le varie formule.

Innanzitutto puntualizzo sempre che questo non è un premio alla società, ma un premio personale, alla mia carriera (perché per me ha questo significato), nel senso che avevo un ideale che volevo portare avanti, un sogno e sono riuscita a realizzarlo lavorandoci duro, credendoci, non facendomi inibire dalle situazioni, per cui è stato soprattutto una convalida della strategia che IO ho seguito, di cui ero convinta e che è una strategia nuova; cioè quella di fare rete con il locale, di essere presente sul territorio e fare innovazione come un partner e non come chi poi deve andare direttamente sul mercato. Quindi essere un po' una via di mezzo: fare innovazione concreta in alleanza con realtà italiane in gemellaggio, che è una cosa che credo sia importante per l'economia italiana; ritengo sia un modo con cui anche le piccole imprese possano diventare innovative. Un piccola impresa agroalimentare ovviamente non si può permettere un'entità di ricerca, quindi se qualcuno può ricercare per migliorare il loro prodotto con costi accessibili (la cosiddetta "WinWin situation"), perché non crearla? Noi non siamo un mondo di multinazionali, tutt'altro!

Detto tutto questo, c'è qualcosa che vuoi aggiungere sulla tua azienda?

Direi che questa azienda è carina da morire! Si è creato un ambiente di lavoro molto coeso, dove non esiste competizione e tutti allineati rispetto all'obiettivo finale! Sono molto orgogliosa di aver creato un ambiente "non convenzionale", e penso sia proprio questa la forza della mia società: poter contare (sia lavorativamente che personalmente) sulle figure di riferimento dell'azienda, con stima, fiducia e anche complicità!

In chiusura ti faccio la domanda di rito, che faccio a tutti i miei ospiti: i sogni per il futuro di Gabriella Colucci?

Per ora sono un segreto, ma li scoprirete presto!


Gabriella Colucci

Paola Ciccarelli

#impresa #impresadonna #innovazione #biotecnologie #ricerca #comunicare

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