Paola Ciccarelli Consulting intervista Max Guadagnoli


Oggi ospitiamo un imprenditore in controtendenza! Conosciamo meglio Max Guadagnoli!

Intanto, benvenuto! Partiamo da una breve biografia di Max Guadagnoli: sette Vite, e tanti mestieri per ogni Vita! Parlaci di te!

Prima di tutto ti voglio ringraziare per la gentilezza di avermi sottoposto queste tue domande. Raccontare la propria storia personale non è mai facile ma se te lo chiedono è un gesto dovuto perché vuol dire: Che a qualcuno interessa, dunque necessita rispondere e anche con un senso compiuto. Sei pronta? Cominciamo!

Nella prima vita: All'inizio studiavo presso la facoltà di Scienze Agrarie a Perugia, ho fatto 1 tesi di laurea e mezzo e ho lasciato l'Università a 4 esami dalla laurea. La mia tesi sperimentale in Fisiologia Vegetale la bruciai con l'accendino e la seconda in Virologia vegetale la piantai dove era e come stava. Oggi non lo rifarei ma la mia testa all'epoca diceva "Così". In più suonavo e studiavo musica; avevo un piccolo studio di registrazione che mi ha consentito di imparare e sperimentare molto (tutto analogico ovviamente) e tutte le mie energie le mettevo li. Poi "saltai il fosso" e cominciai a lavorare in proprio come Produttore Discografico, National Promoter, International Promoter, Tour manager, Distribution Manager, Merchandiser ecc, Produttore Esecutivo, Produttore Artistico. Nel periodo 1995 – 2006 questa esperienza mi ha fatto capire molto di come introdurre un prodotto/servizio presso un determinato target utente e come attivare e curare tutte le leve necessarie alla giusta percezione dello stesso. Grande esperienza anche sotto il profilo strettamente umano oltre che professionale.

Nella seconda avevo un locale dove facevo Live Music, Teatro, Eventi Culturali, feste, Sala Prove e la qualsiasi, noleggiavo piccoli e medi impianti audio/luci e lavoravo come consulente freelance audio fonico per il teatro dell'Università della Sapienza di Roma e per una nota compagnia teatrale. Queste due opportunità mi hanno offerto 6 anni di lavoro in teatro a medio/alto livello che mi hanno davvero regalato tanto. Ho fatto anche tournée abbastanza importanti.

Nella terza ho aperto un’azienda a Londra; sono partito con consulenze di Marketing avendo passato circa 2-3 anni a studiare da autodidatta e mettendo a frutto l'esperienza che mi ero costruita con la Casa Discografica, ma avendo intercettato un segmento di mercato interessante; mi sono "inventato" Property Manager ed è qui che mi sono appassionato al web marketing. Ho avuto anche 2 Awards dalla piattaforma che usavo per promuovere e fare il booking delle proprietà che gestivo.

Nella quarta, solo web marketing sempre più orientato ai Social, approfondito, anche per merito di una grossa startup americana con la quale ho collaborato per circa 3 anni e sono ancora qui. In futuro non saprei ;-) ma so che cambierò di nuovo.

Hai vissuto e lavorato a Londra, poi hai deciso di tornare a fare impresa in Italia. Come mai, visto che ci sono molti cervelli in fuga dal nostro paese?

In realtà, sono tornato da Londra solo per una fortuita congiuntura di fattori. I miei contratti erano scaduti o decaduti e volevo riposarmi un pò. Erano stati anni di duro lavoro ma con grandi soddisfazioni; avevo superato il Credit Crunch ma avevo anche profuso moltissime energie. Poi sono partiti "dei film" nuovi e diversi e ho voluto seguirli. Vuoi sapere se mi sono pentito? SI , mi sono pentito parecchio e non sarei dovuto rientrare. Dunque, non c'è stato nulla di strategico ma solo il semplice fluire delle cose.



Le differenze tra fare impresa in UK e fare impresa in Italia, secondo Max Guadagnoli?

Le differenze sono E-NO-RMI. Ti dico solo che nel 2006 costituii la mia azienda che era una Ltd (simile alla nostra S.r.l. ma con immense possibilità in più) con £ 48,00 + £ 5,00 di notaio. Da loro si chiama Sollicitor e non è una "casta". In due ore ero fuori dalla Camera di Commercio con un'azienda nelle mani e potevo già cominciare a lavorare anche senza partita IVA: la VAT, che sarebbe arrivata dopo un paio di settimane (oggi puoi lavorare senza partita IVA fino ad un fatturato di 85.000 pounds). Per la banca è stato un pò più complicato per il fatto che hanno tantissime e diverse possibilità, dunque scegliere fu abbastanza laborioso. Dopo un paio di settimane ero cliente HSBC (un colosso) che mi dette il C/C personale e aziendale: carte di credito, svariati blocchetti di assegni, banking online ecc. ecc. a costi davvero sostenibili. Lavorare in UK significa LAVORARE, non "arabbattarsi" si parte----> si prova, se va male si cambia. Naturalmente ho avuto anche a che fare con lo Stato ma si è subito dimostrato un consulente prezioso e competente. Ho sempre avuto risposte in tempo reale e mi hanno accompagnato anche in quei momenti di difficoltà procedurale che tra l'altro è molto semplificata rispetto alla nostra. Avevo il mio VAT number (il corrispettivo della partita IVA) e potevo detrarre al 100% tutte le spese relative al lavoro, anche i biscotti per capirci. In UK non esisteva il credito/debito di imposta; in sintesi se lo stato ti doveva dare dei soldi sul bilancio dell'IVA (vat) TE LI TRASFERIVA IN BANCA DIRETTAMENTE IN 5 GIORNI LAVORATIVI DAL GIORNO DELLA TUA autodichiarazione TRIMESTRALE, dunque tu avevi subito del capitale da re-investire. Aliquota delle tasse bassissima e solo sui profitti REALI, dunque se sei bravo con i conti può anche essere che tu non debba pagare quasi nulla. Poi fai tutto online a costo zero o pagando poche sterline per qualche documento quando ti serve. Insomma un altro mondo. Tutto si basa sul fatto che il Governo guarda nei conti correnti di tutti quando vuole e se c'è qualche cosa che non gli torna ti convocano al volo e tu chiarisci. Gli assegni che venivano versati erano accreditati in tempo reale se versavi entro le 15:00 oppure, l'indomani se versavi dopo questo orario e il "Bene Fondi" lo facevano dopo, pur mettendoti a disposizione le somme versate. Non esiste il concetto di "VALUTA" come qui in italia. In più i creditori pagano TUTTI e dico TUTTI secondo i tempi prestabiliti e a volte anche in anticipo. Insomma hai tutto quello che ti serve per tirare su un' azienda sana e concentrata sul proprio lavoro.


Ci racconti in breve la tua esperienza di Social Media Manager a Londra? I pro e i contro?

La mia attività di Social Media Management e Community Management era svolta da Londra ma si riferiva a clienti e interessati a livello internazionale. La svolgevo in proprio e per mio conto. Cosa aveva di caratteristico? L'alto livello d'interazione e di engagement. In effetti erano tempi diversi e le piattaforme avevano algoritmi più tolleranti, dunque Visibilità----->Engagement------->Conversione; era un meccanismo più veloce ed elastico e a costi molto più bassi. Ad ogni modo, non ci crederai, ma gli unici problemi che ho avuto, sia ONLINE che OFFLINE, li ho avuti con clienti italiani. L'alta affinità con il mezzo digitale sia degli inglesi che dei clienti esteri "TI DAVA GUSTO" a lavorare. E' stata una grande palestra anche se poi in Italia mi ha quasi creato più problemi che benefici.


Una tua valutazione del rapporto tra italiani e mondo digitale! Che voto daresti?

IL VOTO? 4 - Non sappiamo usare le piattaforme e non vogliano capire, imparare e non sappiamo porci in modo civile e chiaro. Personalmente ritengo che dovrebbero vietarci l'uso dei Social ma questa è un'altra storia. Per l'Italia necessita una PATENTE DIGITALE A PUNTI, non si sfugge!


Come vede, Max Guadagnoli, il futuro del mondo digital in Italia, oltre ai

video?

I VIDEO per me non sono affatto una risorsa saliente. L'uso dei VIDEO è alto e consistente ma è anche tutto indotto dalle piattaforme stesse facendolo passare come "Trend del momento". In realtà ci sono milioni di persone che NONSENEFREGANOUNTUBO di fare video e pubblicarli. Una cosa è certa: l'estrema esemplificazione dei comportamenti ONLINE sta andando, per ovvi motivi, verso l'uso massiccio e anche fuori contesto, del video. Quando non si legge più o non si capisce quello che si legge....restano le figure ;-) In questo senso, ANALFABETISMO FUNZIONALE E DIGITALE hanno un grosso peso specifico e le piattaforme cavalcano l'onda. Il VIDEO consente anche a chi non sa scrivere, di comunicare alla pancia della gente. Per comunicare con il cervello delle persone occorre anche molto altro. Per contro, ritengo che il futuro del digitale sia L'ESTREMA PERSONALIZZAZIONE delle funzionalità e delle ESPERIENZE UTENTE. Chi usa app e piattaforme varie vuole le cose sempre più a misura delle proprie necessità e si va metaforicamente appropriando "dei mezzi" quasi come fossero DI PROPRIETA'. Lo puoi notare con quale superficialità vengono usati i Social Network quasi fossero CHAT ROOM private, questo te la dice lunga. In più stiamo usando software e app direttamente online, per cui è anche giusto che si possano "personalizzare" al massimo sia per una questione di COMPRENSIONE che di ottimizzazione del gradimento e il conseguente uso anche in versione PRO (a pagamento intendo).


Una domanda di tendenza: cosa pensi del GDPR?

IL GDPR è una "cagata pazzesca" avrebbe detto Fantozzi. Burocratese/Politichese per levarsi "dalle botte" di una "deregulation" che di fatto c'è stata, c'è e ci sarà ancora. Solo un grande alibi per poter dire "Te lo avevo detto io". Non mi piace, non ci tengo, non ci credo.

Spero di aver centrato il punto rispondendo alle tue domande e ti ringrazio di cuore di avermi tirato in causa. Voglio segnalare che questa è solo la mia opinione e non è oro colato dunque rappresenta solo il MIO pensiero e non intende passare per "verità assoluta". Se detenessi delle Verità Assolute, forse siederei alla destra del Padre, ma non è ancora il mio caso...al momento ;-)


Max Guadagnoli

Paola Ciccarelli Consulting



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